Giancarlo Tonti
Informatica: computer e sistemi
Informatica: computer e sistemiQuando guardo questa pagina mi rendo conto di non avere più 16 anni.
Ne ho avuto il sentore quando sono apparse le curve di Bezier e non ho più dovuto realizzare sprites bit per bit...
Quasi metà della mia vita ha avuto, fin'ora, a che fare con i computer, tanto che sono sempre stato considerato "lo strano" fra gli amici, un po' stregone e un po' matto (non necessariamente in quest'ordine).
Per me sono solo strumenti per realizzare idee e progetti.

Cominciai ad usare i computer a circa 15 anni. Il Commodore C64 fu il primo.
Ero affascinato da cose incredibili (per i tempi) viste su un Commodore VIC20 e per cercare di capire adattavo i programmi per i vecchi computer professionali Commodore PET che avevo trovato su un vecchio libro.
Il Commodore è stato una sorta di nave-scuola: è stato il primo homecomputer con una grande libreria di giochi e questo ha scatenato gli antenati degli odierni hacker, che realizzavano programmi per la copiatura dei giochi, scavalcando di versione in versione le difese dei progettisti originali. Molti di loro erano tedeschi. Il mio 64 era spesso aperto: cercavo di capire come erano realizzate le varie sezioni dell'elettronica.
Il BASIC Commodore non dava molte possibilità. Io scelsi allora di utilizzare un linguaggio che si chiamava "Simon's Basic" e con quello creai animazioni di scritte e oggetti grafici per un negozio, che aveva 3 monitor in vetrina e con quelle animazioni faceva pubblicità.
Usando il Commodore 64 ed il linguaggio LOGO, ho realizzato (durante il periodo di Servizio Civile), un laboratorio di informatica nella scuola elementare comunale di Nonantola (Mo). Qui i bambini dalla terza classe in su imparavano a programmare il computer, usando quello splendido linguaggio fatto di comandi basilari (ad esempio: penna giù, avanti 10, penna su). Il progetto era realizzato in collaborazione con la Facoltà di Matematica dell'Università di Modena.

Lo Spectrum della Sinclair ha una storia molto legata a quella del microprocessore, lo ZX, che aveva reso popolare i modelli precedenti.
Un computer singolare, con tutto in miniatura, stampante compresa.
Io ci realizzai diversi programmi. Uno di questi faceva il calcolo del bioritmo, che era molto in voga al tempo.
Rinunciai ad usarlo perché la tastiera (a membrana con cappucci in gomma), dopo qualche ora di lavoro dava l'impressione di essere realizzata con bubble-gum. Comunque era un prodotto innovativo e la Sinclair aveva puntato su una scheda madre con pochissimi componenti, realizzazi in versione "custom".

Uno splendido computer basato sul microprocessore 6502: Apple II.
Nato in America, nel garage di casa di due ragazzi, sfrutta per primo in modo "serio" il 6502. Il modello IIe fu un caposaldo dell'home computing.
Per capire quanto "avanti" fossero le idee della Apple, basta considerare che sono stati tra i primi in assoluto a realizzare un portatile: Apple IIc. L'aspetto era talmente moderno che nel film "2010, l'anno del contatto" lo scienziato interpretato da Roy Scheider in una scena se ne sta in spiaggia a lavorare al computer, un IIc! E ancora non c'era l'interfaccia grafica...
Su questo computer sono stati realizzati software di ogni tipo, dalla progettazione all'amministrazione, ai giochi. L'hardware era semplice e negli anni '70 i diritti d'autore non erano eccessivamente vincolanti: sul mercato italiano ebbe diffusione anche perché una piccola azienda, anch'essa in un garage, ne produceva un clone pressoché identico (ma il colore della plastica era bianco): Lemon.

Commodore, che aveva dominato i mercati con il C64, realizza un computer che sfrutta un sistema operativo grafico (Apple ha fatto scuola), schermo a colori e una discreta velocità. Così, mentre Windows non è ne carne ne pesce, arriva Amiga.
Amiga è un computer che ha la particolarità, fra le altre cose, di potersi dotare di una scheda Genlock che permette di sincronizzare l'uscita video con il segnale di sincronismo (appunto il genlock) dei fotogrammi nella produzione televisiva. Ovviamente Amiga diventa la titolatrice di tutti gli studi televisivi che non si potevano permettere di scialare sulle attrezzature e degli hobbisti patiti del video-fai-da-te desiderosi di "produrre" in casa video con animazioni di vario genere.

Alla fine degli anni '80, a Bologna, nella piccola vetrina di un negozio, ho visto l'arrivo della rivoluzione.
Apple produceva un computer, Apple IIGS, che aveva alcune caratteristiche incredibili, fra cui l'adozione "on board" di un campionatore audio di qualità CD (44.1KHz, 16bit, stereo).
Pochissimo tempo dopo apparve Macintosh, che adottava alcune delle tecnologie introdotte con il IIGS.
Macintosh: un condensato di idee ben oltre il rivoluzionario. Differente il concetto di risoluzione dello schermo (non una visione più o meno ingrandita dello stesso oggetto - come su Windows - ma una finestra più o meno grande su un oggetto che rimane di dimensione costante!). Differente il sistema operativo, non una maschera sull'interfaccia carattere bensì un sistema operativo grafico. Differente il concetto di mouse: un'appendice estranea sul PC, qui è parte integrante e irrinunciabile del sistema.
La cosa più incredibile però non è esteriormente visibile: Mac ha una ROM di 1, 2 o più MegaByte, il PC 386 del periodo ne aveva 256 KiloByte. La ROM contiene, fra le altre cose, il BIOS (Basic Instructions Operative System), ossia le "cose" che il computer fa all'accensione prima di fare il load del sistema operativo. Oppure la gestione degli hard disk: su Mac la tecnologia SCSI c'è da quando c'è l'hard disk sul Mac; su PC esistono almeno 4 o 5 standard totalmente incompatibili fra loro. Curiosa differenza, vero?
Poi la triste realtà: un Mac costava circa il doppio di un PC e sui mercati più arretrati (fra cui quello italiano) questo fa la differenza. In più, un sistema operativo barbaro rende più semplice il lavoro di un hacker, così i programmi "non ufficiali" per PC si trovano ovunque, mentre su Mac la diffusione di software pirata è così rara che per parecchio tempo (ben oltre la metà degli anni '90) i programmi non vengono nemmeno protetti!
Vogliamo parlare di microprocessori? Apple adotta Motorola, IBM adotta Intel. Alti e bassi come in tutte le storie di adozione: Motorola diventa un bambino capace, ma non si sforza più di tanto e non ama correre; Intel è svogliato, fa errori di calcolo, non rende e per impressionare la famiglia corre oltre i 1.000MHz, ma non brilla.
Vogliamo parlare di sistemi operativi? MacOS è brillante, facile, quasi sempre stabile (qualche "sbandamento" attorno alla versione 8); Windows fa acqua da tutte le parti, mangia RAM come fossero confetti, degenera in versioni, ogni tanto ci si accorge che manca qualche routine e quindi si corre al "service pack" di aggiornamento...

Arrivò MS-DOS: 2, 2.01, 3, 3.30 (finalmente una versione ok!)...
In principio si trattava solo dei PC prodotti dalla IBM, come la versione AT della foto. Poi venne lasciata libera la licenza per la realizzazione di hardware compatibile, e da quel momento in poi fu l'escalation.
Windows era come se non ci fosse. Anzi, all'inizio non c'era! Quando è arrivato era qualcosa di irritante (non che oggi sia diverso), malmesso, spesso illogico: una brutta maschera fatta per nascondere una base assolutamente ostile verso l'utente (MS-DOS).
Pensare all'idiozia di caricare un programma per caricare Word (e Windows fino alla versione 3.11 non è servito a fare tanto di più...).
Il guru degli utenti MS-DOS, tale Bill Gates, alla fine degli anni '80 ancora dichiarava beato "non ci saranno mai utenti che sfrutteranno più di 640K di RAM!". Alla fine degli anni '90, senza almeno 64M di RAM il suo splendido Windows fatica perfino a leggere la directory di un floppy disk!
Comunque, iniziai a usare il PC con AutoCAD della AutoDesk. Allora si era alla versione 2.6, il 3d era fantascienza ed anche fare del buon disegno vettoriale non era per tutti.
Excel non esisteva e il foglio elettronico che andava per la maggiore era Lotus 1-2-3. Per quanto riguarda i database, il padrone indiscusso era DB3+. Word ancora non era diffuso e, almeno nella zona dove vivo, si lavorava sui testi con WordStar: niente grafica, niente WYSIWYG, i caratteri di stampa non erano gestiti dai programmi ma erano residenti nelle stampanti, ovviamente ad aghi, prima a 8, poi a 9 fino ai 24 aghi. Ogni stampa era un'avventura.
L'evoluzione della grafica sullo schermo è stata penosamente lenta. Anni di monocromatico, poi i MGA, CGA, EGA e finalmente VGA. Solo pochi programmi disponevano di driver dedicati che permettevano di sfruttare la grafica "ad alta risoluzione", fra questi proprio i CAD furono precursori, insieme (un po' più tardi) a suite di composizione delle pagine di testo, la più famosa e scomparsa da tempo fu Ventura Publisher.
Poi è arrivato Windows, con la sua triste storia di bugs, service pack, aggiornamenti, nuove releases che, ovviamente, ogni volta richiedevano di cambiare qualche pezzo perché i produttori di hardware non seguivano l'evoluzione del sistema operativo (ancora oggi mi fa ridere chiamarlo così), ma andavano oltre, realizzando (loro sì) nuovi prodotti dalle prestazioni migliorate.

Sir Clive Sinclair, che ci aveva colpito con ZX e Spectrum, presenta un computer eccezionale, che per scarsa tempestività nella commercializzazione e promozione (la distribuzione inizia più di 6 mesi dopo la presentazione) non riesce a riscuotere il successo di mercato dello Spectrum.
Era il QL, "Quantum Leap".
Una macchina assolutamente eccezionale, probabilmente con il miglior basic che fosse possibile desiderare ai tempi e, incredibilmente, già multitasking!!!
Lo abbandonammo a malinquore, adottando Amiga, pur essendo i due computer drasticamente diversi.

Apple perde sempre più mercato, soffocata dalle politiche di conquista monopolista di Microsoft. Quando esce Windows 95, che copia a piene mani nelle soluzioni Apple, a seguito di una causa che si avviava verso una sconfitta sicura Microsoft mette a tacere Apple acquistandone una generosa quota azionaria.
Il genio creativo Steve Jobbs viene riassunto nell'azienda che aveva creato e nasce iMac.
Si tratta di una estensione dei concetti introdotti con il Classic di quasi 20 anni prima e basato su un nuovo microprocessore, il G3 (o PPC750), che è destinato a traghettare il mondo dell'home computer verso una nuova rivoluzione, già annunciata: un nuovo sistema operativo che potrà funzionare sia sui processori Intel Pentium che sui G. L'ultimo microprocessore adottato è il G5, l'ultima versione di OS "tradizionale" è 9.2, ma il futuro è MacOSX: ossia Linux!
Purtroppo le rivoluzioni costano sempre, qui il prezzo più pesante è la perdita dello SCSI sugli hard disk (e con molto rimpianto) a favore dell'IDE adottato dai PC.
aggiornamento: 21/02/2009 • © 2008/2009 Giancarlo Tonti •