Natale. Un rituale momento di equità commerciale, in cui uno da a un’altra persona un oggetto, nella speranza di ricevere in cambio un altro oggetto di pari o superiore valore.

Da molti anni è solo uno dei tanti eventi banali, per me. Nonostante tutto ho alcune persone verso le quali mi sento in dovere di regalare qualcosa. Forse per pagarli per il tempo che mi hanno dedicato? Non lo so, ma certo non è l’improbabile nascita di un sedicente messia a spingermi a farlo.

Comunque, in questi giorni, in cui io celebro il Solstizio d’Inverno come inizio di un nuovo ciclo vivente, capita spesso di avere un po’ più di tempo per stare a casa in panciolle.

In questo momento, la viglia, un altro momento mi da quella che possiamo definire “impressione del Natale”.
È riascoltare The John Lennon collection. Un disco. Per meglio dire, un CD. Il disco me lo sono venduto anni fa.
Non un file, ma proprio il CD. Fisico.
E quando risento, nella calma totale e nel silenzio del non avere altra vita attorno, brani come Woman, a fatica riesco a non piangere.
Ma è bello. Forse Natale è laicamente questo: un momento in cui non vergognarsi di una lacrima su “woman, I can hardly express my mixed emotion and my thoughtlessness”.