Sono giorni difficilmente classificabili se non come surreali.

Se non fosse che adoro il surreale, nei testi, a teatro. Ma non nel quotidiano, per vivere serve qualcosa di più.

E così penso. Penso a un’amica, che assieme ad altre madri cerca di avere risposte dal potere (locale, certo, ma sempre potere è) che se ne frega e non risponde. Queste madri chiedono solo di conoscere lo stato di sicurezza dei locali in cui i figli vanno a scuola.
Certo, ultimamente hanno avuto alcuni giorni di scosse sismiche che hanno messo un po’ d’apprensione, ma ciò non toglie che presidi delle scuole, sindaci… tutti collusi, tutti zitti. Muti.
E queste madri vengono additate come cattive, sobillatrici, forse addirittura vicine ai “5 stelle”… madri snaturate che vogliono la chiusura delle scuole. Così vengono descritte dagli altri, da quelli che se ne fregano e aspettano le telecamere che li riprenderanno quando chiederanno giustizia per i figli morti nel crollo di un edificio che doveva essere messo a norma già anni fa.

E poi penso. Penso che ci sono uomini e donne, che vengono lautissimamente pagati da tutti noi per governare, per ascoltare tutti e scrivere regole che siano per tutti.
Gente che non produce, non realizza nulla. Non è nemmeno stata eletta, è stata messa su quegli scranni da entità denominate “partiti”, e lì stanno perché esiste la possibilità che possano “muovere voti” in un prossimo futuro.
Oggi, a voto anticipato perché è arrivato il week-end (loro fanno la settimana corta), mercanteggiano il diritto di uomini e donne di amare chi vogliono e come vogliono.
Faranno una legge, questo è certo. Sarà stata scritta dal Vaticano e ci metterà, come sempre, all’ultimo gradino in questa Europa di cui facciamo parte sulla carta, ma di cui siamo completamente avulsi.

E poi penso. Penso che sarebbe ora che le cose cambiassero. Dove troveremo ancora risorse per mantenere questo stato di cose?

I diritti tremano, tremano, tremano… reggeranno?
E come per quelle scuole… frega qualcosa a qualcuno? Aspettiamo le telecamere?