Un giorno ricordato da un fiore.
Un fiore che vedo così, parte in negativo, parte in positivo.

Perché ricordare le donne, l’otto marzo, è sicuramente bene. Ma non è positivo che sia una solenne presa per i fondelli, quella che facciamo. Le donne ci sono tutto l’anno.

Un mondo che porta avanti le differenze e che delle differenze fa il proprio business, il proprio guadagno, è un mondo brutto. Immorale. Finto. Carogna.

Differenze di sesso, differenze di genere, differenze di etnia, differenze di provenienza geografica, differenza fra chi può spendere e chi non ha nemmeno il minimo. Cosa cambia quindi?

Se vogliamo limitare lo sguardo al nostro continente, le differenze sono enormi.
Se vogliamo limitarlo al piccolo, a questo Paese, cosa vediamo? Vediamo donne che quando lavorano guadagnano meno di un uomo a pari livello. Vediamo donne che non vengono assunte perché il rischio di non averle al lavoro e dover pagare un anno di stipendio quando hanno un figlio per molte aziende è pesante. Vediamo donne che per ottenere un po’ di successo devono spogliarsi, devono mettersi a disposizione. Le vediamo costrette a mettersi continuamente in competizione con donne più giovani e desiderabili.

Inutile dire che non è vero. Lo è. Il fatto che non lo sia in una percentuale ridicola dei casi non è sufficiente. Si tratta di numeri così piccoli che non sono nemmeno statisticamente considerabili.

Festeggiamo, certo. Ovvio e giusto.
Ma non stiamo a prenderci per il naso. Facciamo finta.

Forse un giorno verrà, in cui festeggeremo davvero, e sarà gioia. Ma lo vedo molto, molto lontano.