Com’è difficile morire

Oggi un uomo che lo voleva è morto. Niente di che, pare.
Ma non parliamo di un uomo in salute che decide di suicidarsi. Parliamo di un uomo gravemente malato, a seguito di un incidente. Un uomo che non avrebbe potuto fare da sè.

A prescindere dal fatto che viviamo in uno stato profondamente suddito del Vaticano, che ha la bellezza di due articoli nella propria Costituzione (il 7 e l’8) che dovrebbero “tutelare” il cittadino e che sono stati buttati lì, sulla carta, a solo scopo ornamentale.
A prescindere che della dignità dell’essere umano proprio non se ne parla se non in modo generico.
A prescindere che se sei ammalato sei una risorsa economica per chi commercia la salute.

Io non sono fortunato come quell’uomo, che ha avuto accanto una persona che ha capito e lo ha aiutato.

Quindi mi sono venute un po’ di domande. Anche stupide, perché mi sta bene anche essere stupido.

Da ateo, ad esempio, so che un funerale laico qui dove sto io è fantascienza. Perché non c’è un’amministrazione pubblica che abbia mai lontanamente pensato a uno spazio idoneo per una cosa semplice come uno spazio in cui qualche amico che si riunisca per un ultimo saluto e che non sia legato alla religione imposta, quella cattolica. La regola è che qualsiasi spazio va bene, ma la logica vorrebbe che una “sala civile” ci fosse. Se non altro per civiltà. Quindi al massimo puoi avere un funerale pseudo-laico.

Di nuovo quell’inutile orpello nella Costituzione che dice che le religioni hanno pari diritti e dignità (qui ci vorrebbe una risata registrata) fatto talmente bene che, alla lettera, non da alcun diritto a chi non appartenga a una religione.

Poi mi sono chiesto se esistesse un simbolo, una icona per la morte. Online ne ho trovati parecchi ma nessuno puramente laico. Questa è una cosa curiosa, c’è da pensarci. Al massimo pare ci resti un teschio.

Poi mi sono detto che anche a morire ci vuole un gran culo.

Perché se mi dovesse capitare una disgrazia come quella capitata a lui, non credo che a nessuno verrà in mente il mio diritto di essere ascoltato e chiudere la partita. Figuriamoci avere un funerale laico.
Immaginare di essere in un letto, tubi e fili a volontà, senza possibilità di esprimere richieste. A chi fregherebbe mai di eventuali indicazioni date in vita e in salute? A chi fregherebbe, allo Stato e alla sua ridicola tesserina di carta da tenere a consumarsi nel portafogli indicante la disponibilità a donare gli organi?
E chi dovrebbe essere a parlare? Un partner che non abbia stilato il contratto di matrimonio? Con i parenti che allontanano i compagni di vita perché “non famigliari” (cazzo, se c’è una eredità è “roba nostra”, cosa vuole quella o quello?)?

Quell’uomo ha passato due anni e rotti in uno stato che, onestamente, può essere definito solo come “tortura legalizzata”. Buon per lui che alla fine ci sia riuscito.

Ma quanti sono in quella condizione terribile? Quanti vorrebbero la morte ma non riescono a richiederlo?

L’eutanasia è un diritto civile. E noi non siamo in una nazione civile.

By | 2017-02-27T17:38:05+00:00 lunedì 27 febbraio 2017|Blog|

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