The times they are a-changin’

Dieci giorni fa un mio amico ha chiuso il suo locale, dopo 25 anni di attività.

Non un posto qualsiasi, una osteria. Anzi no: una Osteria.

La differenza sta nei dettagli, che sicuramente non tutti possono comprendere. Un posto in cui ci si da del tu in modo serio, in cui si può parlare, in cui ci si prende in giro alla grande e sai che il più delle volte se un amico ti dice “vaffanculo” significa solo che non ha voglia di darti una pacca sulla spalla, ma è come se l’avesse fatto. Non lo trovi tutti i giorni.

L’Oste mi ha chiesto più volte una mano e io non credo di avere mai rifiutato. Quindi fra le varie cose ho realizzato le varie versioni del sito internet e, soprattutto per questa ultima, fatto un sacco di fotografie per illustrare l’attività.

Alla chiusura abbiamo postato un messaggio di saluto nella pagina Facebook. E abbiamo scatenato i necrofori.
Solo nella giornata dello scorso sabato le richieste di prenotazione (ma non sai leggere? è chiuso!) sarebbero bastate a riempire per due giorni i tavoli del locale.
Allora sono andato a vedere le statistiche della pagina. Da non credere. Ad oggi quasi 6.500 hanno visto il post, quasi 500 hanno lasciato un segno.

Ci fosse stato anche solo il mero motivo economico a far decidere per la chiusura, fa impressione pensare che (parliamo di numeri “ipotetici”, ovvio) se quei 6.500 contatti fossero stati clienti reali, a fronte di una spesa di 15,00€ (un piatto dal menù e un calice di vino), sarebbero stati 97.500€ di incasso. Una quantità che nel mondo della ristorazione “dei grandi numeri” fa ridere, ma per un locale che arriva a 100 coperti “stretti” e che avrebbe goduto nell’averne 20 a serata, significa lavorare al meglio per 325 giorni su 365.

Questa è la differenza fra il “mondo virtuale” di Facebook e il mondo reale. Differenza che nessuno pare più cogliere. A parte che Facebook non è il mondo, ovvio. Non è nemmeno una caccola nel mondo.
È, alla fin fine, la stessa cosa che mettere “like” ad ogni cazzata che venga postata: un cucciolo che gioca con la sua ombra, un bambino terminale… tutto pur di non fare di persona qualcosa.

Così andiamo avanti, senza accorgerci che i tempi sono cambiati.

Aveva ragione Bob Dylan.

Venite intorno gente, dovunque voi vagate
ed ammettete che le acque attorno a voi stanno crescendo ed accettate che presto sarete inzuppati fino all’osso.
E se il tempo per voi rappresenta qualcosa fareste meglio ad incominciare a nuotare o affonderete come pietre
perché i tempi stanno cambiando.

Venite scrittori e critici, che profetizzate con le vostre penne e tenete gli occhi ben aperti: l’occasione non tornerà.
E non parlate troppo presto perché la ruota sta ancora girando e non c’è nessuno che può dire chi sarà scelto.
Perché il perdente adesso sarà il vincente di domani.
Perché i tempi stanno cambiando.

Venite senatori, membri del congresso, per favore date importanza alla chiamata e non rimanete sulla porta
non bloccate l’atrio perché quello che si ferirà sarà colui che ha cercato di impedire l’entrata:
c’è una battaglia fuori e sta infuriando.
Presto scuoterà le vostre finestre e farà tremare i vostri muri,
perché i tempi stanno cambiando.

Venite madri e padri da ogni parte del Paese e non criticate quello che non potete capire
i vostri figli e le vostre figlie sono al dì la dei vostri comandi
la vostra vecchia strada sta rapidamente invecchiando.
Per favore andate via dalla nuova se non potete dare una mano,
perché i tempi stanno cambiando.

La linea è tracciata, la maledizione è lanciata.
Il più lento adesso sarà il più veloce poi ed il presente adesso sarà il passato poi.
L’ordine sta rapidamente scomparendo.
Ed il primo ora sarà l’ultimo poi
Perché i tempi stanno cambiando.

By | 2017-03-28T16:42:20+00:00 martedì 28 marzo 2017|Blog|

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