Misano Adriatico. Una zona che fotografo, di quando in quando, dagli anni ’70.
Così quando Massimo Santi mi dice che ci vediamo là per cena e mi dice che arriverà un po’ prima per fare delle foto, mi dico “ora lo frego”: arrivo alle 19.

Un caso, una fortuna.

Fortuna perché una condizione di luce come questa, con tutto che assume toni caldi e dorati, non si vede tutti i giorni.

Purtroppo hai solo una macchina fotografica, che bella e precisa non ha comunque coscienza e memoria (beh, forse un po’ di giga…) e quindi per una mezz’ora sono rimasto a guardare. E basta. La macchina fotografica del mio cervello ha registrato. Peccato che un giorno perderà informazioni.

Guardi e trovi anche i cambiamenti, i moli frangiflutti ormai completamente erosi, diventati pericolosi e ricoperti di scogli. All’orizzonte spuntano oggetti nuovi, come la ruota panoramica di Rimini, la più grande in zona (ovvio). Gabicce e Cattolica completamente ammantate di luce dorata. La spiaggia si spopola e ripopola di un diverso turista. I gabbiani fanno gli ultimi voli della giornata.

Un bambino ha disegnato una pista sulla battigia e le ha dato una forma inconfondibile: ∞. Davanti al frangersi delle onde.

Una donna, straniera, legge il suo libro finché c’è luce per farlo.

Massimo Santi fotografa sua figlia Alice e una loro amica. E come si fa a non rubare qualche scatto?