Raccontare tutto in poche righe non è cosa facile, quando si hanno certe possibilità.
Per cui lo faccio qui, che non disturba nessuno.

Domenica ho partecipato ad un altro appuntamento con i photowalking organizzati da Destinazione Marche.

Le meta: Mondolfo. Ora, per chi è come me, abbastanza ignorante, Mondolfo era un nome fumoso. Conoscevo Marotta Mondolfo perché è un casello autostradale che incontro spesso. Ma non sapevo che la città si chiama Mondolfo e Marotta è la sua zona a mare.

Poi scopri un posto che ha radici nella storia, e che nonostante tutte le difficoltà possibili la sua storia ci tiene a ricordarla e raccontarla.

Così scopri un chiostro che l’ediliza sconsiderata del passato ha parzialmente deturpato, anche se i cittadini mi dicono che cercheranno di porre rimedio. Ma in quel posto è stato creato un micromuseo, con zone tematiche che vanno dai tempi della Roma imperiale per arrivare alla conservazione della memoria di uno strumento musicale emblema di tutta la regione Marche: la fisarmonica. Oppure di uno spazio dove conservare gli antichi strumenti della prima fonte di ricchezza della città, l’agricoltura, assieme alla storia ludica.

E il gioco più antico, la palla con bracciale, disciplina in cui nelle Marche eccellevano giocatori paragonabili solo ai calciatori moderni.
Un gioco duro, che si faceva nello Sferisterio, con regole e modalità che riportano al tennis (ma con la tridimensionalità data dalla possibilità di giocare la palla anche verso il muro) e che portarono, nel passato, alla nascita del “calcio fiorentino” da cui nascerà poi il calcio moderno.

Scoprire la fierezza per le proprie campane, ancora attive e conservate, che erano l’unico modo per i contadini nei campi di sapere quando era ora di iniziare o smettere il lavoro, oppure correre a salvare il salvabile all’arrivo di un temporale o, ancora peggio, l’arrivo di invasori dal mare. Non per nulla nella città vecchia, dotata di ben due cinte murarie, è stato realizzato un belvedere che permette la visuale di un largo tratto di mare dal quale i pirati arrivavano per fare razzie.

Scoprire Filippo Sorcinelli, che nononstante sia ancora giovane ha realizzato vesti sacre per diversi Papa, ma soprattutto ha realizzato incensi incredibili, classificati fra i primi dieci al mondo per qualità, e profumi incredibili, come il suo “Nebbia”. E non parlare di “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”? Impossibile. Una fragranza di tabacco da toscano mista ai profumi che tanti non hanno mai sentito, quelli dei chimici per lo sviluppo e la stampa delle fotografie, dedicata al maestro Mario Giacomelli. La cosa che ho trovato fantastica è che Sorcinelli è un sinesteta. E lo dimostra quando ti fa provare una sua essenza invitandoti ad ascoltare (non sentire!). E i suoi incensi della serie “Estratti di musica”, realizzati con l’intento di raccontare il suono di alcuni registri degli organi a canne, come il “Vox Humana” oppure “Unda Maris” e presentati con tanto di cuffie dalle quali sentire i suoni originali, per ascoltare con il naso e sentire con le orecchie.

Vedere un gruppo di signore, dell’associazione ChiaroScuro, realizzare prima le tessere e poi i mosaici che decoreranno il lungomare di Marotta, è un ottimo modo per comprendere che è possibile partecipare alla vita di una città in tanti modi diversi.

Ed essere orgogliosi anche della propria cucina, della preparazione dei garagoi (da noi in Romagna garagòl o garagùl), gasteropodi della famiglia Aphorrais Pespelecani che nella loro ricetta tradizionale prevede anche un po’ di mentuccia che in Romagna non si usa. Ed ascoltare da un vecchio marinaio la storia della pesca e della preparazione.

O infilarsi in un sottopassaggio e trovare una targa con una strofa della canzone “Il mare d’inverno” di Enrico Ruggeri, e ricordare che la canzone fu ispirata e dedicata proprio a Marotta dal suo autore.

Certo, va ringraziata l’organizzazione di DestinazioneMarche per tutto questo.
Ma devo anche ringraziare due persone, una bella coppia, Silvia Tinti e Massimiliano Fraternale Meloni, due artisti della macchina fotografica che mi hanno introdotto a queste “gite”, i photowalk, grazie ai quali ho scoperto alcune località che mi hanno lasciato senza fiato.
E grazie a DestinazioneMarche per avere organizzato questo progetto.